La fabbrica degli ignoranti

a cura del prof. Pietro De Paolis

I sindacati

I sindacati sono delle associazioni che dovrebbero comprendere i lavoratori; in realtà del sindacato fanno parte i sindacalisti, cioè quelli che aderiscono ad una generica associazione sindacale; in quanto tali hanno diritto al distacco sindacale, cioè lasciano l'azienda o la pubblica amministrazione nella quale lavoravano e percepiscono doppio stipendio, in quanto l'azienda continua a pagare lo stipendio ed in più il sindacalista riscuote ogni mese una percentuale sullo stipendio di coloro che sono costretti ad iscriversi al sindacato.

I sindacati nacquero in Inghilterra nel 1800 e poi si diffusero in altre nazioni ed anche in Italia; mentre nelle altre nazioni europee, per esempio in Germania, il sindacato ha interesse economico nella azienda, gestisce chiaramente l'azienda e se l'azienda fallisce il sindacalista resta senza stipendio, in Italia, invece, prevale la ipocrisia, cioè il sistema mafioso legalizzato, in cui il colpevole è il datore di lavoro, mentre chi sabota l'azienda e la fa fallire, viene chiamato sindacalista, in quanto figura come colui che tutela il lavoro ed il lavoratore.

Una delle cause principali della mancanza di lavoro in Italia è proprio il sindacato, oltre a quella vista con i cattolici ; spiego meglio il meccanismo perverso che provoca la chiusura delle aziende ed impedisce la nascita di nuove aziende e costringe le aziende italiane ad andare all'estero.

La globalizzazione è sempre esistita; gli antichi romani, 2000 anni fa, importavano il vino dalla Sicilia e dai paesi nord africani, in quanto essendo vino prodotto in paesi più caldi, aveva un alto tenore di zucchero ed alcool e quindi si conservava meglio e produceva maggiori calorie di quello prodotto in Gallia, cioè l'Italia del Nord e la Francia, e di quello prodotto a Roma. Ovviamente i costi di trasporto incidevano e funzionavano da dazio; cioè il costo rimaneva elevato e gli agricoltori romani non ne risentivano molto, ma continuavano a produrre il loro vino più leggero e più soggetto a diventare aceto.

Oggi, nel 2000, la globalizzazione detta nuove regole di mercato; gli aerei nel giro di un'ora portano l'olio e il vino del Sud al Nord, a costi di trasporto irrisori. Il sindacato è rimasto al 1900, quando le navi impiegavano due mesi per trasportare le merci e la globalizzazione era minore. Il sindacato insiste per il contratto nazionale uguale per tutti; cioè ai milanesi, che avrebbero bisogno di uno stipendio superiore, dato l'alto costo della vita, lotta per dare uno stipendio misero, sui 1.200 euro; mentre a noi del Sud, disposti a lavorare per 400 euro al mese, ci tiene disoccupati e a carico dei pensionati, cioè dell'INPS o a carico delle compagnie di assicurazione, con finti incidenti, per poter sbarcare il lunario.

Uno si potrebbe domandare cosa succederebbe se si eliminassero del tutto i sindacati, cioè si permettesse al singolo lavoratore del Sud di accettare un salario mensile di 400 euro. Cosa succederebbe?

Intanto aumenterebbero i contratti a tempo indeterminato al Sud, facendo sparire il lavoro nero. Quantizzare il lavoro nero, cioè senza contributi, non è semplice; tuttavia l'INPS comunque guadagnerebbe, percependo il 33 % di 400 euro, cioè circa 120 euro mensili al posto di zero, come avviene ora. Inoltre, con 400 euro di stipendio mensile, al Sud, tutti noi del Sud andremmo a lavorare, e quindi i prezzi scenderebbero del 50%.

Praticamente i 400 euro sarebbero gli 800 euro di oggi, cioè con la presenza dei sindacati, che lottano a tutti i costi per far chiudere le aziende, e farle andare all'estero.

I 400 euro al Sud farebbero ritornare la FIAT e le altre aziende italiane nel Sud, in quanto il salario sarebbe competitivo a livello globale. Come una reazione a catena il costo della vita diminuirebbe anche al Nord Italia, in quanto i beni di prima necessità sarebbero prodotti a minor costo; per cui un operaio del Nord potrebbe anche vivere dignitosamente con 600 euro; e le aziende del Nord diventerebbero più competitive a livello globale.

Possono cambiare i sindacati in Italia?

Assolutamente no!

Chi sono infatti i sindacalisti? Sono forse i migliori operai di una azienda oppure sono i peggiori? A me risulta che i migliori operai e i migliori dipendenti pubblici, sia a Nord che al Sud, pensano a lavorare e a mantenere la famiglia; mentre i peggiori dipendenti, per evitare di essere licenziati, in quanto dannosi al genere umano, passano a fare i sindacalisti, cioè passano a riscuotere le trattenute sindacali, facendo credere che siano dalla parte degli operai, mentre di fatto le aziende chiudono per causa di questi sindacalisti del 900, che hanno perso il contatto con la situazione di mercato globale.

Altro danno gravissimo che i sindacati producono è quello riferito all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori; l'articolo 18 introduce ulteriori tutele a vantaggio dei dipendenti nulla facenti, purché l'impresa abbia almeno 16 dipendenti, cioè più di 15. Questo numero è stato scelto per due motivi fondamentali; il primo perché una impresa sindacalizzata con pochi dipendenti non fallisce nei primi cinque anni dalla sua nascita, come avviene per il 75% delle imprese che nascono in Italia, ma fallirebbe nel giro di un mese, in quanto il sindacato vive sui contributi obbligatori a fondo perduto a carico del dipendente, e con 15 dipendenti il più fesso dell'azienda, cioè il sindacalista, non potrebbe vivere, in quanto 15x5% = 45% del salario lordo; dove 5% è la percentuale minima, ma a volte raggiunge anche il 10%, che il sindacato intasca dal lavoratore dipendente, col chiaro fine di far fallire l'azienda il prima possibile, cioè massimo in 5 anni.

Il secondo motivo dei 15 dipendenti è dovuto al sabotaggio; il sabotaggio è una parola poco usata in Italia come parola ma usata come modo di fare caratteristico del sindacato; infatti, eliminando del tutto l'articolo 18, le imprese avrebbero la possibilità di crescere come numero di dipendenti e quindi ridurre i costi fissi, cioè quelli dovuti agli impianti, agli edifici, alle spese degli uffici dell'azienda. Riducendo i costi l'azienda cresce, e questo è un male sia per molti politici e sia per il sindacato; infatti molte tasse vengono pagate in misura fissa dalle aziende, per il solo fatto di esistere, anche se sono destinate a fallire nel giro di 5 anni; di queste tasse ne godono i Comuni, le provincie, le regioni, le camere di commercio. Se l'azienda cresce come numero di dipendenti, poi, essa avrebbe superato il punto di pareggio, cioè avrebbe il bilancio in utile e non in perdita, e sarebbe destinata a vivere eternamente, a danno di imprese americane e russe, che vedrebbero ridurre i loro guadagni, non appena una azienda italiana si affaccia nei mercati globalizzati. E qui entra in giogo il sabotaggio; cioè molti partiti politici e molti sindacati ricevono contributi anche dai paesi stranieri, col fine di evitare che le imprese italiane diventino competitive a livello mondiale. Mentre, data la potenza dei nostri sindacati italiani, le multinazionali estere possono vivere sogni tranquilli, cioè gli stranieri sono sicuri che le imprese chiuderanno nel giro di 5 anni dalla nascita, e se riescono a sopravvivere, oltre alle imposte e alle tasse statali, dovranno comunque subirsi le varie spese legali e amministrative, i vari scioperi, i vari furti, i vari malfunzionamenti dei macchinari, creati ad arte da quei pochi sindacalisti che vivono nell'azienda al solo fine del sabotaggio.

 

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prof. Pietro De Paolis

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