Giovanni Pascoli
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Giovanni Pascoli è stato un poeta italiano, uno scrittore e un professore universitario di Letteratura italiana.
Italiano nel senso che ha scritto in lingua italiana, è vissuto, inoltre, in Italia, per diversi anni.
E' nato in Italia, a San Mauro di Romagna in provincia di Forlì, Regione di Emilia e Romagna, nel 1855; è morto a Bologna nel 1912, all'età di 57 anni.
La famiglia del Pascoli era molto ricca; Pascoli studiò a Urbino, Rimini, Cesena e Firenze, al Liceo Classico.
Si iscrisse all'Università di Bologna. Fu arrestato per reati politici nel 1879. Si laureò nel 1882; insegnò latino e greco nei licei. Divenne professore universitario di letteratura italiana nel 1895, insegnando a Bologna, Pisa e Messina. Pascoli muore a Bologna nel 1912, all'età di 57 anni.
Pascoli come poeta e come condottiero civile
La situazione politica in cui si è trovato Pascoli era molto difficile; la guerra civile in Italia veniva condotta anche con armi sottili tipo la penna che scriveva poesie, la gestione ministeriale della scuola e della università, la scrittura dei libri di testo. Non esistevano allora i cantautori, come nel secondo dopo guerra, tipo Lucio Battisti, che vendevano dischi di plastica, detti vinili a 45 giri; non esistevano ancora gli imitatori e satiri politici, tipo Giuseppe Grillo, detto Beppe per gli amici, in grado di portare in Parlamento, nel 2018, centinaia di deputati e senatori.
Esistevano allora, diciamo nel periodo della belle époque, cioè il periodo che precedeva la prima guerra mondiale, diciamo dal 1871 al 1914, uomini del potere politico al comando della cultura, che ovviamente riteneva come unica cultura internazionale quella che proveniva dai Balcani, attraverso la Russia e la Cina.
E' la solita ipocrisia politica, della quale il Pascoli rappresentò, unitamente a Giosuè Carducci, il periodo storico nel quale si misero le basi della sottomissione culturale italiana ai poteri politici forti internazionali, cioè delle grandi potenze, cioè Stati Uniti d'America, Russia e Cina.
Pascoli scriveva poesie, raccoglieva antologie da usare come libri di testo nelle scuola, non usava pistole o cannoni, ma giornali e libri di carta, in quanto non vi era ancora la televisione; altrimenti sarebbe uscito ogni sera a tormentare gli italiani con elogi funebri funesti della morte violenta di suo padre, cioè di Ruggero Pascoli.
Quanto alle poesie ne scriveva molte; le mandava attraverso lettere in omaggio agli amici potenti, le scriveva sia in latino che in italiano, sia in dialetto romagnolo. Poi ogni tanto le raccoglieva e le ristampava, facendole studiare ai suoi allievi e ai giovani futuri dopo la sua morte avvenuta nel 1912. Una raccolta di poesie del Pascoli si chiama Myricae, con il titolo in latino, ma scritte in lingua italiana.
All'inizio, nel 1891 erano solo 22 semplici poesie, dette sonetti. Nel 1900 divennero ben 156. Sembravano semplici, cioè brevi, con parole semplici, ma profonde come significato politico, morale, intellettuale, cioè destinate ad un pubblico adulto ed istruito, unico che poteva comprendere il significato di molti messaggi impliciti nascosti in versi, per evitare l'arresto o la fucilazione e condanna a morte del poeta. Era guerra, non con le armi, ma con la penna.
Ne riportiamo una delle più note poesie, detta 10 agosto, o X agosto.
X Agosto
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole, in dono...
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano, in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
*****
Come fare a capire e commentare?
Non è semplice; il critico, cioè io, come autore di questo sito, è sempre di parte; il poeta stava dalla parte degli scolopi, io che critico, sto dalla parte dei francescani. Il tutto nasce dal latino, la lingua di Virgilio, che mise in versi un suo poema, l'Eneide, cioè le lotte politiche per far nascere Roma e l'impero romano.
Andiamo in ordine. Il 10 agosto richiama il giorno della morte del padre del poeta, cioè Ruggero Pascoli; il padre fu ucciso il 10 agosto mentre ritornava a casa sul suo carro trainato da un cavallo. Quel giorno il padre si aspettava una fortuna, cioè un incontro con un potente banchiere, che avrebbe fruttato lauti guadagni alla già ricca famiglia del Pascoli. Ma la politica è sangue e sporcizia, cioè si uccide e ci si sporca a vicenda. I modi sono diversi; oggi è molto usata la querela e l'incidente stradale, nel quale paga l'assicurazione e il colpevole resta sempre ignoto. Allora vi erano i duelli con la pistola e altri metodi antichi, come veleni, serpenti, arresti, condanne a morte. Il padre fu ucciso e i guadagni si ridussero per la potente famiglia del Pascoli.
Il poeta fa un paragone con la rondine che cerca il cibo per i suoi figli, cioè le piccole rondini, detti rondinini.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
I cacciatori usano il fucile a pallini per uccidere gli uccelli; il Pascoli richiama l'attenzione su elementi naturali per suscitare poi la commozione nelle strofe successive; usa concetti che piacciono ai bambini, come gli uccelli e i graziosi animali, gli alberi ed altri simboli tipici dei bambini, per cui alcuni lo chiamano il poeta del fanciullino.
Da una parte la rondine cade, e dall'altra le piccole rondini che aspettano invano la madre con il cibo da mangiare.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Una cosa simile accadde al piccolo Giovanni Pascoli, che allora, il 10 agosto del 1867, aveva 12 anni, essendo nato nel 1855. Il padre del Pascoli ritornava a casa con il suo carro trainato da un giovane cavallo, femmina, la cavallina.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole, in dono...
Ovviamente la famiglia del Pascoli, continuava ad aspettare il ritorno del padre. Ma il ritorno fu un funerale, in quanto il cavallo conosceva la strada del ritorno, e riportò il carro con il padre morto a casa del Pascoli.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano, in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
Il 10 agosto la chiesa cattolica festeggia San Lorenzo; il periodo di agosto è quello delle stelle cadenti dal cielo; cioè la Terra nel suo movimento di rotazione intorno al sole si sposta in una parte dello spazio attraversato da altri pianeti o insieme di astri, dette galassie, che si muovono veloci nel cielo e quindi si vedono solo per alcuni secondi dalla Terra.
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Qui ritorna l'aspetto religioso del Pascoli, cioè il misto del doppio significato di cielo, a causa del quale Galileo Galilei, fu condannato agli arresti domiciliari. Cielo era lo Stato, con i suoi re e imperatori, con il papa, i vescovi, i sacerdoti, che allora avevano anche il potere temporale, cioè il potere politico su questa terra. Ma cielo era anche il cielo come lo intendiamo oggi, quello di colore azzurro che vediamo in alto, cioè l'Universo, con sole e stelle reali.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
Un'altra poesia del Myricae del Pascoli è Novembre
Novembre
Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.
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Il prunalbo è una pianta, detta il biancospino, cioè una specie di rosa selvatica profumata, che perde le foglie in autunno e poi in primavera ricrescono le foglie e il fiore profumato. In autunno vi sono alcuni giorni in cui predomina il sole, prima delle piogge invernali. Alcuni anni il sole fa germogliare le piante anche in autunno, piante che poi il freddo inverno farà seccare se arriva la neve, oppure continuare a crescere se l'inverno non è molto freddo.
Il mandorlo, il pruno e l'albicocco sono degli alberi da frutto che germogliano di solito in primavera; ma a volte alcuni fiori compaiono anche in autunno.
Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore...
Qui il poeta, solito pessimista funereo, sceglie un mese di novembre triste. Senza pioggia la terra è arida e dura.
Le foglie sono cadute, ma i fiori primaverili non si vedono sugli alberi da frutto.
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Novembre è considerato dalla chiesa cattolica il mese dei morti, in particolare il giorno 2 del mese di novembre. Si rivede anche qui il triste ricordo della morte, con le foglie degli alberi che cadono nel silenzio.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.
2022
prof. Pietro De Paolis
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