La filosofia antica
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La parola filosofia sta a significare quella parte del pensiero umano che discute sia su avvenimenti storici, sia su avvenimenti politici, sia sulla scienza, sia sulla industria, sia sulla economia, sia sulla medicina; in definitiva il filosofo si pone problemi di alto livello sulla intera umanità, sulla sua nascita, sul suo evolversi nel corso della storia, sulle sue prospettive future.
Qui occorre distinguere tra filosofia e storia della filosofia; mentre in Francia esiste la filosofia come scienza, cioè come logica, sillogismo, ipotesi, tesi, ecc, in Italia si confonde tra filosofia e storia della filosofia, come si confonde tra fisica e filosofia della fisica, si confonde tra matematica e filosofia della matematica, cioè si confonde tra scienza e filosofia della scienza, scienza intesa come scoperta di nuovi processi industriali, che generino il progresso umano, creando benessere fisico e materiale, alla intera umanità.
Questo fatto di confondere la scienza con la filosofia è molto grave per l'Italia intera; infatti i brevetti prodotti dagli scienziati italiani sono in buona parte inutili; gli ultimi brevetti utili furono quelli di Guglielmo Marconi, nel secolo scorso, che ovviamente dovette emigrare in Inghilterra, quando si rese conto che le onde radio in Italia erano in mano ai filosofi eruditi e non a tecnici e docenti preparati.
La lingua antica
La lingua antica per noi occidentali è il greco, il latino. Il libro più antico, cioè la bibbia del popolo ebreo, non fu scritto né in greco, né in latino. Ma in una lingua antica ai tempi della creazione del mondo.
Cosa è il mondo?
Ecco qui sta la confusione delle lingue. Mondo è l'uomo o è dio?
Cosa vuol dire creare il mondo?
Cosa vuol dire creare?
Creare vuol dire scrivere? vuol dire pensare? vuol dire ragionare? vuol dire imporre?
Il problema della lingua è noto da millenni. Una singola parola, sia essa un sostantivo o sia essa un verbo, cambia di significato non solo nel corso dei secoli, cioè di 100 anni, ma cambia di significato a volte dopo appena un anno, a volte dopo 10 anni; in ogni caso dopo 100 anni la stessa parola non ha più il significato originario.
Io faccio l'esempio della ruota.
Per l'uomo primitivo la ruota poteva essere una pietra rotonda; poi quando si iniziò ad usare il cavallo o il bue per costruire i carri, siamo già al tempo dei romani, circa duemila anni fa, la ruota era un insieme di assi di legno, nella quale al posto della camera d'aria e della gomma del pneumatico, si metteva una striscia di ferro, in modo che il legno non si rompesse ma riuscisse a schiacciare tutte le pietre che trovava nelle strade non asfaltate di allora. Poi venne la ruota della bicicletta, poi la ruota dell'auto con la camera d'aria di gomma o caucciù; poi la camera d'aria di plastica dei cinesi, poi la camera d'aria del 2020, cioè ruota con solo pneumatico.
La conseguenza del variare del linguaggio è la impossibilità di leggere e capire un testo scritto dagli antichi, del secolo scorso; figurati se riusciamo a capire un testo scritto in volgare italiano nel 1300; impossibile da capire un testo scritto in latino da Cesare o da Cicerone; impossibile da capire un testo scritto in greco da Platone e Aristotele; impossibile da capire la Bibbia, scritta in aramaico o in una lingua ebraica scritta forse più di 10 mila anni fa.
Le idee
Io a furia di leggere ho cercato di dare una mia interpretazione di alcune parole che si usano in filosofia. Il dio e gli dei. La creazione del mondo cosa sarebbe?
Sarebbe un modo che gli antichi ebrei hanno avuto nello scrivere le prime leggi e i primi libri. Erano i ricchi e potenti che avevano tempo e denaro per scrivere; si usava il papiro in Egitto e in Grecia; mentre a Roma si usava la pietra e l'argilla. Poiché gli antichi burocrati si posero il problema di tramandare ai figli le proprie conoscenze, allora non si viveva 100 anni, ma si moriva molto presto, penso si vivesse sui trent'anni in media, parlo di 10 mila anni fa, con la scrittura sul papiro avevano un modo di conservare le leggi. Essi divisero da una parte i ricchi, cioè gli dei e i ministri che scrivevano le leggi, dall'altra parte il mondo, cioè gli altri uomini e schiavi, costretti ad ubbidire, altrimenti venivano uccisi, in quanto solo gli dei erano in grado di usare armi di oro, armi di ferro, armi di rame, molto più pericolose allora, di un semplice masso o di una pesante pietra.
Poi queste leggi, col passare dei secoli, aumentavano di volume, cioè si aggiungevano altre leggi. Mentre nel mondo ebraico si usava conservare un testo scritto, depositato e conservato nel tempio, da fare fede in ogni caso, presso i greci, poiché vi erano molte isole e con le navi le leggi si perdevano, mentre venivano divulgate e distribuite tra le varie isole, era impossibile conservare sul monte Olimpo un testo scritto valido per tutti. Vi erano allora gli scrivani e gli scribi, che ricopiavano le leggi, in quanto allora non vi era né fax né copiatrici a colori, o telefonini; per cui ad ogni rigo di scrittura si facevano un sacco di errori, anche perché non si usava lo spazio o la virgola per separare le parole, ma si scriveva un testo tutto attaccato.
Nacque così in Grecia il mondo delle idee ad opera della scuola del filosofo greco detto Platone. Cioè se il mondo degli dei si trova sul monte Olimpo; un dio, cioè un ministro di allora, scrive una legge sul papiro egiziano; poi lo scrivano la ricopia con tutta una serie di errori; poi questa legge arriva ad Atene ed arriva a Siracusa, in Sicilia, le due leggi non sono più uguali. Ulisse, dopo la guerra di Troia, impiegò circa 20 anni, per far valere in tutta la Grecia i trattati conseguenti alla conquista di Troia; ma lui aveva parecchie navi e parecchi soldati e rimase vivo per 20 anni, essendo ancora un giovane guerriero.
Per questo Platone introdusse il mondo delle idee; il mondo delle idee sono le varie leggi e le varie delibere scritte dai burocrati sul Monte Olimpo. Solo gli dei sanno quello che hanno scritto; un oracolo a Delfi può solo avere una idea di quanto è stato deciso, leggendo un papiro scritto sull'Olimpo, ma che ha impiegato 10 o venti anni, prima di arrivare a Delfi, o a Cipro o in Sicilia, o nell'isola di Circe, nel Lazio, dove Romolo non aveva ancora fondato Roma, separandosi dai greci.
2020
prof. Pietro De Paolis
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