Francesco Guicciardini
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Francesco Guicciardini è stato un grande uomo politico del 1500; nacque a Firenze nel 1483 da una ricca famiglia e morì ad Arcetri nel 1540. Da giovane studiò giurisprudenza; a ventidue anni, sebbene non laureato, insegnò istituzioni di diritto civile a Firenze; nel 1508 si sposa con Maria Salviati, figlia di Alemanno Salviati, gonfaloniere di giustizia, cioè magistrato, a Firenze. Ebbe numerosi incarichi politici; fu ambasciatore di Firenze nella corte di Spagna.
Un'opera utile per comprendere il
pensiero politico del Guicciardini è Storia d'Italia; altra opera utile è
Ricordi politici e civili.
Ricordi Partiamo dai
Ricordi politici e civili. Questa opera fu scritta nel 1512 e poi
rimaneggiata fino alla morte del Guicciardini. La parola "ricordo"
va intesa come ammonimento, come cosa da ricordare mentre si agisce, e non
ricordo di una cosa passata. Il numero di ricordi è 221; non vi è un
collegamento particolare tra di loro, in quanto sembrano degli appunti che
Guicciardini abbia scritto, man mano che maturavano le idee nel corso della sua
vita ed esperienza politica sul campo. Ne ricordiamo qualcuno. Ricordo n. 3 Vedesi per esperienza che e prìncipi, ancora che grandi, hanno carestia
grandissima di ministri bene qualificati. Di questo nessuno si maraviglierà
quando e prìncipi non hanno tanto giudicio che sappino conoscere gli uomini, o
quando sono sì avari che non gli vogliono premiare; ma pare bene da
maravigliarsene ne' prìncipi che mancano di questi dua difetti, perché si vede
quanto gli uomini di ogni sorte desiderano servirgli e quanta commodità loro
abbino di beneficargli. Nondimeno non debbe parere sì maraviglioso a chi
considera la cosa in sé più profondamente: perché uno ministro di uno principe -
io parlo di chi ha a servire di cose grande - bisogna che sia di estraordinaria
sufficienza, e di questi si truovano rarissimi; e oltre a questo è necessario
sia di grandissima fede e integrità, e questa è forse più rara che la prima; in
modo che, se non facilmente si truovano uomini che abbino alcuna di queste due
parte, quanto più rari si troveranno quegli che l'abbino tutt'a dua! Questa
difficultà modererebbe assai uno principe prudente e che non si riducessi a
pensare giornalmente a quello che gli bisogna, ma, anticipando col pensiere,
scegliessi ministri non ancora fatti, e quali esperimentando di cosa in cosa e
beneficando, si assuefacessino alle faccende e si mettessino nella servitù sua;
perché è difficile trovare in uno tratto e uomini fatti della qualità detta di
sopra, ma si può bene sperare col tempo di fargli. Vedrassi bene che più copia
hanno di ministri e prìncipi seculari che e papi, quando ne fanno la debita
diligenza: perché più rispetto s'ha al principe seculare e più speranza di
potere perpetuare nella sua servitù vivendo lui per lo ordinario più lungamente
che el papa, e succedendogli uno che è quasi el medesimo che lui, e potendo el
successore fidarsi facilmente di quegli che sono stati adoperati o cominciati a
adoperare dallo antecessore. Aggiugnesi che per essere e ministri del principe
seculare o sudditi suoi o almanco beneficati di cose che sono nel suo dominio,
sono necessitati avergli sempre rispetto o temergli, e loro e e successori: le
quali ragione cessano ne' pontefici, perché, essendo communemente di brieve
vita, non hanno molto tempo a fare uomini nuovi, non concorrono le ragione
medesime di potersi fidare di quelli che sono stati a presso allo antecessore,
sono e ministri uomini di diversi paesi non dependenti dal pontificato, sono
beneficati di cose che sono fuori delle mani del principe e successori, non
temono del nuovo pontefice né hanno speranza di continuare el servizio suo con
lui: in modo che è pericolo non siano più infedeli e manco affezionati al
servizio del padrone che quelli che servono uno principe seculare. Ricordo n. 28 Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e la
mollizie de' preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché
ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita
dependente da Dio, e ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare
insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con
più pontefici m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro;
e se non fussi questo rispetto, arei amato Martino Luther quanto me medesimo:
non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è
interpretata e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di
scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità. Ricordo n. 30 Chi considera bene, non può negare che nelle cose umane la fortuna ha
grandissima potestà, perché si vede che a ognora ricevono grandissimi moti da
accidenti fortuiti, e che non è in potestà degli uomini né a prevedergli né a
schifargli: e benché lo accorgimento e sollicitudine degli uomini possa moderare
molte cose, nondimeno sola non basta, ma gli bisogna ancora la buona fortuna. Nota La parola "fortuna" va intesa come situazione politica, economica,
sociale in cui si opera.
Testo completo di:
Ricordi politici e civili
Storia d'Italia In questa opera Guicciardini descrive alcuni avvenimenti storici
del suo tempo; in particolare gli anni che vanno dal 1490 al 1530. La visione storica del Guicciardini è molto provinciale, in
quanto sfuggono all'autore gli avvenimenti spagnoli della conquista
dell'America.
Testo completo di: Storia d'Italia 2020
prof.
Pietro
De Paolis
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