La riproduzione umana
Testo di educazione sessuale e psicologica per i ragazzi dai 14 anni ai 18 anni
L'uomo si mantiene in vita mediante la riproduzione; non parlo del singolo uomo, ma parlo della specie umana. Il singolo uomo nasce e muore. La durata della vita non è uguale per tutti gli uomini. Quando dico uomo, indico sia il maschio sia la donna, cioè indico la specie umana. Circa 3.000 anni fa, cioè prima dei greci e dei romani, la vita del singolo essere umano era molto breve; non abbiamo dati certi, ma possiamo ritenere che si moriva a circa 30 anni o al massimo 40 anni. La vita per l'uomo antico era difficile; non esisteva la casa, ma la caverna; non esisteva l'elettricità, quindi si andava a letto, senza letto e senza cuscino, ma per terra, al tramonto del sole. All'alba tutti svegli per poter sopravvivere, se non si era stati divorati durante la notte dagli animali notturni, leoni, tigri, lupi ed altri animali selvaggi in cerca di cibo. Oggi si vive molto di più; in media si superano i 70 anni di età; a volte si raggiungono anche i 90 anni. Ma la vecchiaia è dolorosa. La morte del singolo uomo è certa per tutti, come è certa la nascita.
Ma siamo nati tutti, infatti viviamo e mangiamo; sono stati i nostri genitori a far nascere ciascuno di noi; è stato un atto di amore, cioè un atto sessuale, mediante il quale, alcune cellule del maschio, cioè gli spermatozoi, sono andati a fecondare alcune cellule della donna, cioè un ovulo femminile. E' iniziata, quindi, la vita di un nuovo essere umano, cioè l'uomo si è riprodotto tale e quale come i suoi due genitori, il maschio, detto padre, e la donna detta madre.
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