Europa

La situazione politica ed economica attuale (2019) dipende molto dalle scelte fatte a livello europeo. Dal punto di vista politico interessa la Unione Europea, detta UE.

L'Europa come nazione non è mai esistita e non esiste nemmeno oggi. In pratica ogni nazione, tra cui anche la nostra Italia, è teoricamente uno Stato sovrano, cioè con una sua Costituzione e suoi poteri politici. Tutto in teoria. Nel secondo conflitto mondiale l'intera Europa fu occupata da americani e inglesi; resta tutt'ora questa occupazione militare straniera, sia in Italia, sia in Francia, sia in Germania. Di conseguenza nessuno degli stati europei può avere un proprio esercito libero; ma ogni esercito nazionale dipende dalla NATO, cioè l'esercito che occupa l'Europa, e dall'esercito americano e inglese.

Gli stati europei sono 28, compresa la Gran Bretagna, detta Regno Unito o Inghilterra. Se si considera fuori il Regno Unito, gli stati sono 27. Precisamente:

Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Lo Stato Vaticano e la Repubblica di San Marino non fanno parte dell'Unione Europea.

Il testo del trattato di Lisbona si trova in questa pagina:

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT...

 

Copia del trattato di Lisbona in pdf

 

Testo dal Senato ( 2017 ):

Trattato_sull'unione_europea.pdf

 

Unione Europea

Quando ora noi diciamo l'Europa ci riferiamo alla attuale Unione Europea composta da 27 stati, escluso il Regno Unito. In realtà al di sopra dell'Europa vi è la struttura militare della NATO, cioè un vero esercito che occupa l'Europa Occidentale e che dal dopo guerra fino ad oggi ha evitato sia conflitti interni armati tra i vari stati sia l'occupazione sovietica dell'Europa Occidentale, che è la nostra Unione Europea. Questo esercito straniero impedisce la vera unione politica, in quanto l'Europa non può disporre di un esercito europeo, né può disporre di politici indipendenti. L'ultimo esempio è stato quello di Silvio Berlusconi, quando, quale capo del governo, avrebbe voluto difendere il suo amico Gheddafi in Libia, ma si vide di fatto l'intera Italia occupata militarmente da aerei americani partiti da tutti i paesi del mondo, con lo scopo di distruggere militarmente ed economicamente la Libia. Non era in grado, né lui né il Presidente della Repubblica, quale capo dell'esercito italiano, non era in grado di evitare la occupazione militare italiana, ma dovette subirla e, 16 novembre 2011, cedere il potere politico a Mario Monti, esponente politico dei militari al potere nel mondo occidentale. Dal punto di vista economico, nel secondo dopo guerra, la economia europea, e quindi italiana, fu indirizzata dal Piano Marshall; il piano iniziò nel 1947 e terminò nel 1951. Lo scopo, ideato e realizzato, è stato quello di condizionare lo sviluppo politico ed economico dell'Europa, ancorandolo alla economia politica ed economica americana e inglese. Una conseguenza negativa del piano è stata quella di aver favorito lo sviluppo economico e politico dell'Italia Settentrionale a danno dell'economia Meridionale. Questa ideologia politica, cioè di evitare lo sviluppo economico e politico del Meridione, permane anche oggi, nonostante i timidi tentativi del Movimento 5 Stelle, che, anche con il Reddito di Cittadinanza del 2019, ha lo scopo di riequilibrare economicamente Nord e Sud Italia. Vi sono stati vari trattati europei dal 1948 fino ad oggi; appartiene lo studio di essi alla storia. Qui vediamo ora la situazione attuale, cioè quell'insieme di leggi e regolamenti che regolano l'Unione Europea, con ricadute dirette e indirette, sia sulla politica nazionale, sia sulla politica regionale e comunale, cioè le amministrazioni locali.

Alla base politica vi è il Trattato sull’Unione Europea, cioè la fonte del diritto, sia europeo sia italiano. Occorre anche tenere conto del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, così come modificati dal Trattato di Lisbona, insieme ai relativi protocolli e allegati e alle dichiarazioni allegate all’atto finale della Conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona. Vi è, inoltre, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che ha un’efficacia giuridica equiparata a quella dei Trattati.

Le disposizioni dei Trattati producono effetti direttamente nei confronti di persone fisiche e giuridiche, le quali possono agire dinanzi al proprio giudice nazionale per richiedere la tutela dei diritti e per l’adempimento degli obblighi previsti dal diritto dell’Unione.  Il diritto dell’Unione europea è parte integrante dell’ordinamento giuridico dello Stato italiano e prevale – in forza di quel trasferimento a livello europeo di competenze nazionali al quale gli Stati membri hanno volontariamente consentito con l’adesione ai Trattati – anche sulle disposizioni di diritto interno con esso contrastanti. Per questo, nelle attività di formazione e di applicazione degli atti normativi svolte a livello nazionale non è possibile prescindere dalla dimensione europea.

Il Trattato sull’Unione europea (TUE) e il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) hanno identico valore giuridico. Con il Trattato sull’Unione europea (TUE), che si compone di 55 articoli, gli Stati contraenti istituiscono l’Unione europea, alla quale attribuiscono competenze per conseguire i loro obiettivi comuni; il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE)  organizza, in 358 articoli, il funzionamento dell’Unione e determina i settori, la delimitazione e le modalità d’esercizio delle sue competenze. Ai Trattati sono allegati 37 Protocolli, 2 Allegati e 65 Dichiarazioni, insieme a 2 Tavole di corrispondenza e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. I Protocolli disciplinano aspetti specifici del funzionamento dell’Unione e hanno lo stesso valore giuridico dei Trattati. Gli Allegati contengono due elenchi, rispettivamente, sui prodotti agricoli che rientrano nell’ambito di applicazione della politica comune dell’agricoltura e della pesca e sui paesi e territori d’oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Le Dichiarazioni non hanno valore normativo, ma sono strumenti di interpretazione delle disposizioni alle quali sono riferite. Le Tavole di corrispondenza indicano le equipollenze tra le vecchie numerazioni del TUE e le rinumerazioni effettuate dal Trattato di Lisbona, così come tra le numerazioni del Trattato che istituisce la Comunità Europea (TCE) e quelle contenute nel TFUE. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, solennemente proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e proclamata nuovamente a Strasburgo il 12 dicembre 2007, in una versione adattata, dai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, ha efficacia vincolante nell’ordinamento dell’Unione e ha lo stesso valore giuridico dei Trattati (art. 6 TUE).

Questi atti occupano il livello più alto nella gerarchia delle fonti del diritto dell’Unione e costituiscono – insieme ai princìpi generali rappresentati dai diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri (art. 6, par. 3 TUE) e ai princìpi generali comuni ai diritti degli Stati membri (art. 340 TFUE) – il diritto primario dell’Unione. Gli atti adottati dalle istituzioni europee compongono, invece, il diritto derivato, che occupa una posizione gerarchicamente subordinata rispetto ai Trattati e alle fonti ad essi equiparate.

L’Unione europea ha personalità giuridica (art. 47 TUE) e dunque una soggettività autonoma nell’ambito dell’ordinamento internazionale. Può, pertanto, concludere e negoziare accordi internazionali nel rispetto delle sue competenze esterne, diventare membro di organismi internazionali e aderire alle convenzioni internazionali, come la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il riparto di competenze tra l’Unione europea e gli Stati membri è regolato dai principi di attribuzione, sussidiarietà e proporzionalità, oltre che di leale cooperazione (artt. 4 e 5 TUE). In base al principio di attribuzione, l’Unione può agire solo nell’ambito delle competenze che le sono conferite dagli Stati membri nei Trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti; qualsiasi competenza non espressamente attribuita dai Trattati appartiene agli Stati membri. Secondo il principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, per la portata e gli effetti dell’azione in questione, essere meglio raggiunti a livello di Unione. In base al principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell’azione dell’Unione non eccedono quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi dei Trattati.

L’Unione e gli Stati membri si rispettano e si assistono reciprocamente nell’adempimento dei compiti derivanti dai Trattati, conformemente al principio di leale cooperazione. Le competenze dell’Unione sono classificate in tre categorie: esclusive, concorrenti e di sostegno, coordinamento e completamento (artt. 2-6 TFUE). L’Unione ha competenza esclusiva in materia di unione doganale; definizione delle regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno; politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro; conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca; politica commerciale comune, nonché per la conclusione di accordi internazionali nelle stesse materie. In questi settori, solo l’Unione può legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti; gli Stati membri possono adottare autonomamente disposizioni normative solo se autorizzati dall’Unione oppure per dare attuazione agli atti dell’Unione. I principali settori nei quali l’Unione ha una competenza concorrente con quella degli Stati membri sono: mercato interno; politica sociale, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel trattato; coesione economica, sociale e territoriale; agricoltura e pesca, tranne la conservazione delle risorse biologiche del mare; ambiente; protezione dei consumatori; trasporti; reti transeuropee; energia; spazio di libertà, sicurezza e giustizia; problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica. In tali ambiti, l’Unione e gli Stati membri possono legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti, ma l’esercizio delle proprie competenze da parte degli Stati membri deve avvenire nel rispetto degli atti dell’Unione. Le azioni dell’Unione nei settori della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dello spazio non impediscono agli Stati membri di esercitare le proprie competenze. Infine, relativamente a tutela e miglioramento della salute umana; industria; cultura; turismo; istruzione, formazione professionale, gioventù e sport; protezione civile e cooperazione amministrativa, l’Unione ha soltanto competenze di sostegno, coordinamento e completamento dell’azione degli Stati membri.

Disposizioni speciali regolano la competenza dell’Unione per definire e attuare una politica estera e di sicurezza comune, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune (artt. 21-46 TUE). Il Trattato prevede anche una clausola di flessibilità (art. 352 TFUE), che consente all’Unione, nel rispetto di rigorose condizioni procedurali, di agire anche in mancanza di un’attribuzione specifica di competenza, laddove sia necessario per realizzare uno degli obiettivi previsti dai Trattati.

Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione, che adotta le proprie decisioni nella maniera più aperta e vicina ai cittadini (art. 10 TUE). La democraticità del processo decisionale europeo è assicurata sia nelle forme proprie della democrazia rappresentativa sia attraverso strumenti propri della democrazia partecipativa. Sotto il primo profilo, i cittadini sono rappresentati direttamente, a livello di Unione, nel Parlamento europeo, per mezzo di elezioni a suffragio universale, e indirettamente nel Consiglio europeo e nel Consiglio, tramite i propri Governi, i quali sono a loro volta democraticamente responsabili dinanzi ai propri Parlamenti nazionali o dinanzi ai loro cittadini.

Istituzioni europee

Le istituzioni dell’Unione sono:

– il Parlamento europeo,

– il Consiglio europeo,

– il Consiglio,

– la Commissione europea (in appresso “Commissione”),

– la Corte di giustizia dell’Unione europea,

– la Banca centrale europea,

– la Corte dei conti.

Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previste. Le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione.

Parlamento europeo

1. Il Parlamento europeo esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la funzione di bilancio. Esercita funzioni di controllo politico e consultive alle condizioni stabilite dai trattati. Elegge il presidente della Commissione.

2. Il Parlamento europeo è composto di rappresentanti dei cittadini dell’Unione. Il loro numero non può essere superiore a settecentocinquanta, più il presidente. La rappresentanza dei cittadini è garantita in modo degressivamente proporzionale, con una soglia minima di sei membri per Stato membro.Anessuno Stato membro sono assegnati più di novantasei seggi. Il Consiglio europeo adotta all’unanimità, su iniziativa del Parlamento europeo e con l’approvazione di quest’ultimo, una decisione che stabilisce la composizione del Parlamento europeo, nel rispetto dei principi di cui al primo comma.

3. I membri del Parlamento europeo sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto, per un mandato di cinque anni.

4. Il Parlamento europeo elegge tra i suoi membri il presidente e l’ufficio di presidenza.

Consiglio europeo ( diverso da Consiglio )

1. Il Consiglio europeo dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni legislative.

2. Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa ai lavori.

3. ll Consiglio europeo si riunisce due volte a semestre su convocazione del presidente. Se l’ordine del giorno lo richiede, i membri del Consiglio europeo possono decidere di farsi assistere ciascuno da un ministro e, per quanto riguarda il presidente della Commissione, da un membro della Commissione. Se la situazione lo richiede, il presidente convoca una riunione straordinaria del Consiglio europeo.

4. Il Consiglio europeo si pronuncia per consenso, salvo nei casi in cui i trattati dispongano diversamente.

5. Il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. In caso di impedimento o colpa grave, il Consiglio europeo può porre fine al mandato secondo la medesima procedura.

6. Il presidente del Consiglio europeo:

a) presiede e anima i lavori del Consiglio europeo;

b) assicura la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo, in cooperazione con il presidente della Commissione e in base ai lavori del Consiglio “Affari generali”;

c) si adopera per facilitare la coesione e il consenso in seno al Consiglio europeo;

d) presenta al Parlamento europeo una relazione dopo ciascuna delle riunioni del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio europeo assicura, al suo livello e in tale veste, la rappresentanza esterna dell’Unione per le materie relative alla politica estera e di sicurezza comune, fatte salve le attribuzioni dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il presidente del Consiglio europeo non può esercitare un mandato nazionale.

Consiglio ( diverso da Consiglio europeo )

1. Il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la funzione di bilancio. Esercita funzioni di definizione delle politiche e di coordinamento alle condizioni stabilite nei trattati.

2. Il Consiglio è composto da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale, abilitato a impegnare il governo dello Stato membro che rappresenta e ad esercitare il diritto di voto.

3. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata, salvo nei casi in cui i trattati dispongano diversamente.

4. A decorrere dal 1° novembre 2014, per maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio, con un minimo di quindici, rappresentanti Stati membri che totalizzino almeno il 65% della popolazione dell’Unione. La minoranza di blocco deve comprendere almeno quattro membri del Consiglio; in caso contrario la maggioranza qualificata si considera raggiunta. Le altre modalità che disciplinano il voto a maggioranza qualificata sono stabilite all’articolo 238, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Le disposizioni transitorie relative alla definizione della maggioranza qualificata applicabili fino al 31 ottobre 2014 e quelle applicabili tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017 sono stabilite dal protocollo sulle disposizioni transitorie.

6. Il Consiglio si riunisce in varie formazioni, il cui elenco è adottato conformemente all’articolo 236 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il Consiglio “Affari generali” assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del Consiglio. Esso prepara le riunioni del Consiglio europeo e ne assicura il seguito in collegamento con il presidente del Consiglio europeo e la Commissione. Il Consiglio “Affari esteri” elabora l’azione esterna dell’Unione secondo le linee strategiche definite dal Consiglio europeo e assicura la coerenza dell’azione dell’Unione.

7. Un comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri è responsabile della preparazione dei lavori del Consiglio.

8. Il Consiglio si riunisce in seduta pubblica quando delibera e vota su un progetto di atto legislativo. A tal fine, ciascuna sessione del Consiglio è suddivisa in due parti dedicate, rispettivamente, alle deliberazioni su atti legislativi dell’Unione e alle attività non legislative.

9. La presidenza delle formazioni del Consiglio, ad eccezione della formazione “Affari esteri”, è esercitata dai rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio secondo un sistema di rotazione paritaria, alle condizioni stabilite conformemente all’articolo 236 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Commissione europea

1. La Commissione promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine. Vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati. Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di giustizia dell’Unione europea. Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la rappresentanza esterna dell’Unione, fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e per gli altri casi previsti dai trattati. Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione per giungere ad accordi interistituzionali.

2. Un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono adottati su proposta della Commissione se i trattati lo prevedono.

3. Il mandato della Commissione è di cinque anni. I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza. La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.

4. La Commissione nominata tra la data di entrata in vigore del trattato di Lisbona e il 31 ottobre 2014 è composta da un cittadino di ciascuno Stato membro, compreso il presidente e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è uno dei vicepresidenti.

5. A decorrere dal 1° novembre 2014, la Commissione è composta da un numero di membri, compreso il presidente e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, corrispondente ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero. I membri della Commissione sono scelti tra i cittadini degli Stati membri in base ad un sistema di rotazione assolutamente paritaria tra gli Stati membri che consenta di riflettere la molteplicità demografica e geografica degli Stati membri. Tale sistema è stabilito all’unanimità dal Consiglio europeo conformemente all’articolo 244 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

6. Il presidente della Commissione:

a) definisce gli orientamenti nel cui quadro la Commissione esercita i suoi compiti;

b) decide l’organizzazione interna della Commissione per assicurare la coerenza, l’efficacia e la collegialità della sua azione;

c) nomina i vicepresidenti, fatta eccezione per l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, tra i membri della Commissione.

Un membro della Commissione rassegna le dimissioni se il presidente glielo chiede. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza rassegna le dimissioni conformemente alla procedura di cui all’articolo 18, paragrafo 1, se il presidente glielo chiede.

7. Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento europeo secondo la stessa procedura.

Il Consiglio, di comune accordo con il presidente eletto, adotta l’elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione. Dette personalità sono selezionate in base alle proposte presentate dagli Stati membri, conformemente ai criteri di cui al paragrafo 3, secondo comma e al paragrafo 5, secondo comma. Il presidente, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri membri della Commissione sono soggetti, collettivamente, ad un voto di approvazione del Parlamento europeo. In seguito a tale approvazione la Commissione è nominata dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata.

8. La Commissione è responsabile collettivamente dinanzi al Parlamento europeo. Il Parlamento europeo può votare una mozione di censura della Commissione secondo le modalità di cui all’ar ticolo 234 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Se tale mozione è adottata, i membri della Commissione si dimettono collettivamente dalle loro funzioni e l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza si dimette dalle funzioni che esercita in seno alla Commissione.

 

Corte di giustizia dell’Unione europea

1. La Corte di giustizia dell’Unione europea comprende la Corte di giustizia, il Tribunale e i tribunali specializzati. Assicura il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati. Gli Stati membri stabiliscono i rimedi giurisdizionali necessari per assicurare una tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione.

2. La Corte di giustizia è composta da un giudice per Stato membro. È assistita da avvocati generali. Il Tribunale è composto da almeno un giudice per Stato membro. I giudici e gli avvocati generali della Corte di giustizia e i giudici del Tribunale sono scelti tra personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e che soddisfino le condizioni richieste agli articoli 253 e 254 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per sei anni. I giudici e gli avvocati generali uscenti possono essere nuovamente nominati.

3. La Corte di giustizia dell’Unione europea si pronuncia conformemente ai trattati:

a) sui ricorsi presentati da uno Stato membro, da un’istituzione o da una persona fisica o giuridica;

b) in via pregiudiziale, su richiesta delle giurisdizioni nazionali, sull’interpretazione del diritto dell’Unione o sulla validità degli atti adottati dalle istituzioni;

c) negli altri casi previsti dai trattati.

 

Banca Centrale Europea

1. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di banche centrali (SEBC). La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro, che costituiscono l’Eurosistema, conducono la politica monetaria dell’Unione.

2. Il SEBC è diretto dagli organi decisionali della Banca centrale europea. L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche economiche generali nell’Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest’ultima.

3. La Banca centrale europea ha personalità giuridica. Ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione dell’euro. È indipendente nell’esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze. Le istituzioni, organi e organismi dell’Unione e i governi degli Stati membri rispettano tale indipendenza.

4. La Banca centrale europea adotta le misure necessarie all’assolvimento dei suoi compiti in conformità degli articoli da 127 a 133, dell’articolo 138 e delle condizioni stabilite dallo statuto del SEBC e della BCE. In conformità di questi stessi articoli, gli Stati membri la cui moneta non è l’euro e le rispettive banche centrali conservano le loro competenze nel settore monetario.

5. Nei settori che rientrano nelle sue attribuzioni, la Banca centrale europea è consultata su ogni progetto di atto dell’Unione e su ogni progetto di atto normativo a livello nazionale, e può formulare pareri.

 

Articolo 283 (ex articolo 112 del TCE)

1. Il consiglio direttivo della Banca centrale europea comprende i membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea nonché i governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro.

2. Il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri membri. Il presidente, il vicepresidente e gli altri membri del comitato esecutivo sono nominati, tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario, dal Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata, su raccomandazione del Consiglio e previa consultazione del Parlamento europeo e del consiglio direttivo della Banca centrale europea. Il loro mandato ha una durata di otto anni e non è rinnovabile. Soltanto cittadini degli Stati membri possono essere membri del comitato esecutivo.

Articolo 284 (ex articolo 113 del TCE)

1. Il presidente del Consiglio e un membro della Commissione possono partecipare, senza diritto di voto, alle riunioni del consiglio direttivo della Banca centrale europea. Il presidente del Consiglio può sottoporre una mozione alla delibera del consiglio direttivo della Banca centrale europea.

2. Il presidente della Banca centrale europea è invitato a partecipare alle riunioni del Consiglio quando quest’ultimo discute su argomenti relativi agli obiettivi e ai compiti del SEBC.

3. La Banca centrale europea trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione nonché al Consiglio europeo, una relazione annuale sull’attività del SEBC e sulla politica monetaria dell’anno precedente e dell’anno in corso. Il presidente della Banca centrale europea presenta tale relazione al Consiglio e al Parlamento europeo, che può procedere su questa base ad un dibattito generale. Il presidente della Banca centrale europea e gli altri membri del comitato esecutivo possono, a richiesta del Parlamento europeo o di propria iniziativa, essere ascoltati dalle commissioni competenti del Parlamento europeo.

Altri elementi

La Banca centrale europea viene consultata:

– in merito a qualsiasi proposta di atto dell’Unione che rientri nelle sue competenze,

– dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze, ma entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, secondo la procedura di cui all’articolo 129, paragrafo

La Banca centrale europea può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni, agli organi o agli organismi dell’Unione competenti o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue competenze.

1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione.

 

Corte Dei Conti

Articolo 285 (ex articolo 246 del TCE)

La Corte dei conti assicura il controllo dei conti dell’Unione. Essa è composta da un cittadino di ciascuno Stato membro. I suoi membri esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell’interesse generale dell’Unione.

Articolo 286 (ex articolo 247 del TCE)

1. I membri della Corte dei conti sono scelti tra personalità che fanno o hanno fatto parte, nei rispettivi Stati, delle istituzioni di controllo esterno o che posseggono una qualifica specifica per tale funzione. Essi devono offrire tutte le garanzie d’indipendenza.

2. I membri della Corte dei conti sono nominati per un periodo di sei anni. Il Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo, adotta l’elenco dei membri, redatto conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Il mandato dei membri della Corte dei conti è rinnovabile. I membri designano tra loro, per tre anni, il presidente della Corte dei conti. Il suo mandato è rinnovabile.

3. Nell’adempimento dei loro doveri, i membri della Corte dei conti non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo né da alcun organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con il carattere delle loro funzioni.

4. I membri della Corte dei conti non possono, per la durata delle loro funzioni, esercitare alcun’altra attività professionale, remunerata o meno. Fin dal loro insediamento, i membri della Corte dei conti assumono l’impegno solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la cessazione di queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica ed in particolare i doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda l’accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi.

5. A parte rinnovamenti regolari e i decessi, le funzioni dei membri della Corte dei conti cessano individualmente per dimissioni volontarie o per dimissioni d’ufficio dichiarate dalla Corte di giustizia conformemente alle disposizioni del paragrafo 6. L’interessato è sostituito per la restante durata del mandato. Salvo il caso di dimissioni d’ufficio, i membri della Corte dei conti restano in carica fino a quando non si sia provveduto alla loro sostituzione.

6. I membri della Corte dei conti possono essere destituiti dalle loro funzioni oppure essere dichiarati decaduti dal loro diritto alla pensione o da altri vantaggi sostitutivi soltanto se la Corte di giustizia constata, su richiesta della Corte dei conti, che essi non sono più in possesso dei requisiti necessari o non soddisfano più agli obblighi derivanti dalla loro carica.

7. Il Consiglio fissa le condizioni di impiego, in particolare stipendi, indennità e pensioni, del presidente e dei membri della Corte dei conti. Esso fissa altresì tutte le indennità sostitutive di retribuzione.

8. Le disposizioni del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea applicabili ai giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea sono applicabili anche ai membri della Corte dei conti.

Articolo 287 (ex articolo 248 del TCE)

1. La Corte dei conti esamina i conti di tutte le entrate e le spese dell’Unione. Esamina del pari i conti di tutte le entrate e le spese di ogni organo o organismo creato dall’Unione, nella misura in cui l’atto costitutivo non escluda tale esame.

La Corte dei conti presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una dichiarazione in cui attesta l’affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle relative operazioni, che è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Detta dichiarazione può essere completata da valutazioni specifiche per ciascuno dei settori principali dell’attività dell’Unione.

2. La Corte dei conti controlla la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese ed accerta la sana gestione finanziaria. Nell’esercitare tale controllo, essa riferisce in particolare su ogni caso di irregolarità. Il controllo delle entrate si effettua in base agli accertamenti ed ai versamenti delle entrate all’Unione. Il controllo delle spese si effettua in base agli impegni ed ai pagamenti. Tali controlli possono essere effettuati prima della chiusura dei conti dell’esercizio di bilancio considerato.

3. Il controllo ha luogo tanto sui documenti quanto, in caso di necessità, sul posto, presso le altre istituzioni dell’Unione, nei locali di qualsiasi organo o organismo che gestisca le entrate o le spese per conto dell’Unione e negli Stati membri, compresi i locali di persone fisiche o giuridiche che ricavano contributi a carico del bilancio. Il controllo negli Stati membri si effettua in collaborazione con le istituzioni nazionali di controllo o, se queste non hanno la necessaria competenza, con i servizi nazionali competenti. La Corte dei conti e le istituzioni nazionali di controllo degli Stati membri cooperano in uno spirito di reciproca fiducia, pur mantenendo la loro indipendenza. Tali istituzioni o servizi comunicano alla Corte dei conti se intendono partecipare al controllo. Le altre istituzioni dell’Unione, gli organi o organismi che gestiscono le entrate o le spese per conto dell’Unione, le persone fisiche o giuridiche che ricevono contributi a carico del bilancio e le istituzioni nazionali di controllo o, se queste non hanno la necessaria competenza, i servizi nazionali competenti trasmettono alla Corte dei conti, a sua richiesta, i documenti e le informazioni necessari all’espletamento delle sue funzioni. Per quanto riguarda l’attività della Banca europea per gli investimenti in merito alla gestione delle entrate e delle spese dell’Unione, il diritto della Corte di accedere alle informazioni in possesso della Banca è disciplinato da un accordo tra la Corte, la Banca e la Commissione. In mancanza di un accordo, la Corte ha tuttavia accesso alle informazioni necessarie al controllo delle entrate e delle spese dell’Unione gestite dalla Banca.

4. Dopo la chiusura di ciascun esercizio, la Corte dei conti stende una relazione annuale. Questa è trasmessa alle altre istituzioni dell’Unione ed è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, accompagnata dalle risposte delle istituzioni alle osservazioni della Corte dei conti. La Corte dei conti può inoltre presentare in ogni momento le sue osservazioni su problemi particolari sotto forma, tra l’altro, di relazioni speciali e dare pareri su richiesta di una delle altre istituzioni dell’Unione. Essa adotta le relazioni annuali, le relazioni speciali o i pareri a maggioranza dei membri che la compongono. Ha tuttavia la possibilità di istituire nel suo ambito delle sezioni per adottare talune categorie di relazioni o di pareri, alle condizioni previste nel suo regolamento interno. Essa assiste il Parlamento europeo e il Consiglio nell’esercizio della loro funzione di controllo dell’esecuzione del bilancio. La Corte dei conti stabilisce il proprio regolamento interno. Tale regolamento è sottoposto all’approvazione del Consiglio.

 

 

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